SVEVI, ANGIOINI E ARAGONESI
Alla morte di Guglielmo il Buono, nel 1189, deceduto senza lasciare eredi diretti, il regno di Sicilia toccò a Costanza d’Altavilla, figlia del re Normanno Ruggero II, e moglie d ell’imperatore Enrico VI. Lo Svevo giunse a Reggio, la conquistò e passò poi alla volta della Sicilia che sottomise, facendosi nominare re. Iniziò così il dominio svevo nell’Italia Meridionale. Al sanguinoso Enrivo VI successe un sovrano illuminato: Federico II.
L’avvento della casa Sveva recò ulteriore progresso e benessere specialmente con Federico II, con l’introduzione di nuove colture, quali il cotone, il raso e la canna da zucchero e l’istituzione di fiere, come quella di San Luca, che si teneva dal 18 ottobre al 1 novembre. Vennero fortificati i castelli di Reggio e Crotone, il porto della città vide incrementare i traffici e gli insediamenti di ebrei, già attivi nella zona, di mercanti pisani e veneziani che si aggiunsero agli amalfitani di cui si perpetuerà il nome con una porta “Amalfitana”, una piazza e strade.
Alla morte
di Federico II, nel 1250 e dopo la sconfitta di Manfredi a Benevento, il
meridione passò in mano a Carlo D’Angiò che
nel 1268 divenne signore del Meridione
e della Sicilia.
I reggini appoggiarono il tentativo di Corradino di Svevia di riconquistare
il regno, ma dopo la sconfitta di
questi a Tagliacozzo, dovettero cedere e furono puniti con sanguinose
rappresaglie, rimanendo
sempre e comunque capoluogo regionale.
Passata sotto gli Angioini, Reggio subì un peggioramento delle
proprie condizioni economiche e sociali.
Il cattivo governo, la pressione fiscale e la crudeltà dei nuovi sovrani portarono i sudditi a insorsero il 31 marzo 1282, originando la rivolta nota come i Vespri Siciliani che si concluse con la cacciata degli Angioini dalla Sicilia.
Durante le varie fasi della guerra del Vespro tra angioini e aragonesi, Reggio divenne, come del resto tutta la regione,
Scittà di frontiera, teatro delle lotte per la conquista di Napoli e ottenne dagli uni e dagli altri, che volevano assicurarsene l’alleanza, concessioni e privilegi. La città, pur essendo ormai decimata, viveva dei proventi della produzione di seta greggia lavorata a Scylla e alle Saline, anche se questo commercio era prevalentemente nelle mani degli ebrei e dei mercanti forestieri.
I siciliani si affidarono, quindi, a Pietro I d’Aragona, che arrivò a Reggio il 14 febbraio 1283. Nei pressi di Catona si svolse una estenuante battaglia tra Aragonesi e Angioini che si concluse con il trionfante ingresso di Pietro I d’Aragona a Reggio. La guerra finì con la pace di Caltabellotta il 31 agosto 1302, con l'assegnazione della Sicilia agli Aragonesi e del Regno di Napoli a Carlo d'Angiò. Subito dopo gli Aragonesi tornarono alla carica e la regione venne coinvolta nella disputa ma intervenne Papa Giovanni XXII nel 1317, fermando i contendenti, sottraendo loro la giurisdizione di Reggio, che pose sotto la sua tutela, facendola governare per tre anni da legati pontifici.
Nel 1348 Reggio fu colpita da carestie e epidemie. I reggini aiutarono gli Angioini nella guerra contro gli ungheresi e, a vittoria conseguita, la regina Giovanna I d'Angiò, incorporò a Reggio il territorio di Sant'Agata, e durante il suo governo, fino al 1382, provvide a fortificare la città e a consolidare il castello.
Si tentò di rilanciare l'economia istituendo la fiera di Agosto (1357) e in seguito quella di S. Sperato (1426).
Pure la regina Giovanna II (1414 -1435) fu benevolmente disposta verso Reggio, ma alla sua morte Alfonso d'Aragona divenne primo re di Sicilia di qua e di là dal faro, così Reggio che aveva parteggiato per gli Angioini, fu punita perdendo la libertà, fu, infatti, donata al nobile Alfonso di Cardona che dominò la città per circa un ventennio, promuovendo le arti e i commerci.
Nel 1458 Ferdinando D’Aragona nell’intento di difendere i propri domini dagli Angioini fortificò ulteriormente il Castello, lo ampliò, aggiunse le due torri merlate, tutt’oggi esistenti, e destinò alcuni locali ad uso di carceri.
Seguì un periodo di stabilità politica che portò una forte ripresa economica, e, proprio in questo periodo, venne introdotta nel territorio reggino la coltivazione del bergamotto.
Nuove attività vennero esercitate nella giudecca reggina, come la tintura dei tessuti dell’indaco, la lavorazione del ferro, dell’argento e dell’oro e la concia delle pelli. Venne impiantata una tipografia che stampò nel 1475 il primo libro ebraico in Italia.
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