SPAGNOLI
I primi decenni dei due secoli
coincidenti con la dominazione spagnola furono caratterizzati dalle
lotte dinastiche tra Francesi e Spagnoli e dalle incursioni dei
pirati che saccheggiarono e devastarono la città facendo molti
prigionieri tra la popolazione.
Nel
1440 si rinfocolò il conflitto
per il possesso del Mezzogiorno d'Italia, coinvolgendo le nascenti grandi potenze. Ferdinando
II, costretto a rifugiarsi
in Sicilia, chiese aiuto
agli spagnoli per contrastare l’avanzata dei francesi. Le truppe
varcarono lo Stretto e conquistarono Reggio senza difficoltà nel
1503 sotto il comando del Duca
Consalvo di Cordova peggiorando le condizioni sociali ed
economiche della popolazione.
Dal XVI secolo in poi sotto la
dominazione spagnola cominciò un lungo periodo di decadenza
uno dei più nefasti periodi di tutta la sua storia: frequenti pestilenze, gravi carestie, pesante fiscalismo,continui
terremoti (
si ebbero
inabissamenti a Pellaro, a Catona ed a Calamizzi).
Fu un periodo difficilissimo e
sanguinoso e la popolazione si ridusse da 6.500 e 1.200 abitanti..
Altro importante fattore di
sconvolgimento nella vita cittadina fu dato dalle frequenti
incursioni dei pirati turchi e nordafricani,
che attaccarono
Reggio negli anni
1517,1543,1552,1592 resi audaci dalla protezione francese che mirava ad indebolire la
potenza spagnola in
Europa. La città fu più volte devastata dai corsari di Barbanera, di
Barbarossa, di Dragut, di Mustafà Pascià, e dal feroce rinnegato
messinese Cicala.
In questo secolo l'episodio che segnò una svolta
decisiva nell'economia della città fu l'emanazione da parte di
Ferdinando il Cattolico, il 25 luglio 1511, del decreto di
espulsione degli Ebrei da Reggio e dalla Calabria, che
procurò una contrazione nell'industria serica, nella gelsicoltura e
nei commerci. Per volere di Carlo
V la città venne fortificata con una cinta di un miglio
e mezzo con molte torri e furono
aperte le porte S.Filippo, Mesa, Doana, Melfitana; le esigenze
militari finirono però col penalizzare lo sviluppo di
Reggio, costretta a difendersi.
Nel 1535, Carlo V, giunto a Reggio al
ritorno della vittoria di Tunisi ordinò la riedificazione delle mura
della città e la ristrutturazione di tutto il sistema di torri e
castelli.
Venne decisa la costruzione di una
nuova fortificazione a difesa della parte sud della città e fu
iniziata la deviazione, mai completata, del corso del Calopinace più
a sud verso la punta di Calamizzi.
Ma Politi, medico e sindaco di
Reggio, riporta che nel 1617 le mura circondavano l’ abitato per un
perimetro di circa un miglio e mezzo, ed erano munite di numerose
torri molto vicino tra loro.
La crescita della popolazione rendeva
sovraffollata la città dentro le mura, essendo oltremodo pericoloso
abitare all’ esterno.
Il Seicento appare un secolo fervido
di attività costruttive e di restauro e abbellimento dell’
esistente: vengono costruiti edifici pubblici e chiese, il collegio
gesuita, il Monte di Pietà, la Fontana Nuova, il Palazzo di Città,
un nuovo ospedale, il quartiere militare, il Palazzo del
governatore, fu restaurata la Cattedrale che aveva subito danni dopo
un incendio.
La città era abitata prevalentemente
da nobili ed ecclesiastici; gli artigiani,invece, vivevano in
villaggi prossimi alle campagne.
Alla fine del Regno spagnolo il
potere passa per circa un trentennio all’ Austria e quindi anche la
città ne subisce le conseguenze, destinata ormai ad essere
prevalentemente considerata come piazzaforte militare.
Da segnalare invece positivamente il
1547, anno in cui il pittore Nicolò Andrea Caprioli dipinse l'Icona
della Madonna della Consolazione in trono, attorniata dai Santi
Francesco d'Assisi e Antonio di Padova, il cui culto si era
sviluppato a partire dalla fine del 1400.
Il XVII ed il XVIII furono per la
città secoli bui, la popolazione era sbandata e avvilita.
Del sec. XVII sono giunte a noi solo
la chiesa di S.Maria delle Grazie, detta Graziella, sita nel rione
Sbarre e in questi ultimi anni abbandonata; la statua in marmo
bianco dell'angelo tutelare, oggi innalzata davanti alla chiesa di
San Giorgio, sul Corso Garibaldi, frammenti policromi di altari,
custoditi presso il Duomo e altri luoghi sacri.