LE  ORIGINI

 

 

PERIODO  PRE  ELLENISTICO

 

Secondo la leggenda, Eolo re dei venti, governatore delle isole Eolie, Signore di Lipari, apprezzando la felice posizione dell’antica città calabrese, vi mandò il proprio figlio Giocasto che dopo aver stabilito rapporti d’amicizia con Aschenez, pronipote           Tetradramma Giocasto              di Noè, realizzò il primo insediamento urbano sulle rovine dell’antica Etruria.

Il primo abitatore, quindi, del luogo fu Aschenez, che approdò sulla costa calabra proprio dove oggi sorge Reggio, così l’intera Calabria originariamente fu chiamata “Aschenazia” proprio dal suo nome.

Successivamente vennero gli Enotri-Pelasgi di “ Enotrio” e  “ Paucezio” originari della Siria, che scacciarono gli Aschenazi e, trovando il suolo molto fertile, chiamarono la regione  “ Ausonia” dal nome “ Ausonide” con cui esse denominavano la zona più fertile della Siria. Dopo il regno di Enotrio, che durò ben settantuno anni, gli successe il figlio Enotrio-Italo  (“ uomo forte e savio “ secondo quanto narra Dionigi Alicarnasso), dal quale l’Ausonia assunse il nuovo nome di     “ Italia” o “ Vitalia “ come conferma Virgilio nel terzo libro dell’ Eneide e Teucidide nello scrivere “ Quella regione fu chiamata Italia da Italo, re Arcade”. Questo periodo in cui la zona di Reggio fino a tutta la Calabria si chiamò Enotria, Ausonia o Italia ( nome poi esteso all’intera penisola da Roma) durò fino all’ arrivo dei primi coloni greci.

Fin qui la leggenda. Ma Reggio Calabria vanta, invero, origini antichissime e millenarie. Il turista che visita la  nostra città , ammira, inevitabilmente, le vestigia del passato che  testimoniano le varie invasioni e dominazioni dei vari popoli che attraversarono la città contribuendo così alla sua storia.

Le ricerche archeologiche condotte negli ultimi secoli testimoniano, infatti, che i coloni Greci non furono i primi abitatori di Reggio. Vi sono ritrovamenti, come nel caso di Calanna, alle porte di Reggio, che risalgono addirittura all'età del ferro.

Le ricerche storiche condotte soprattutto da Paolo Orsi, che fu anche il primo sovrintendente del nostro museo, insieme ai riferimenti trovati negli scritti di Tucidide, di Pausania e di Diodoro il siculo ed di altri ci consentono, pertanto di attribuire  ai Calcidesi la fondazione della nostra città.

 

PERIODO  ELLENISTICO

L’odierna città di Reggio Calabria, probabilmente, fu fondata nel corso della seconda metà del secolo VIII a.C. intorno al 730, da coloni dell’isola di Eubea nell’Egeo. Essi  partirono dalla città di Calcide nell’ ambito di un flusso migratorio verso occidente mirato alla colonizzazione della Magna Grecia. Lo storico Diodoro riporta il testo dell’ oracolo di Apollo a Delfi che invitava i calcidesi a lasciare la loro terra, in seguito a una grave carestia, navigare i mari e stabilirsi “ dove l’Apsias  ( l’odierno torrente Calopinace che sfocia in mare accanto all’attuale stazione centrale delle ferrovie dello Stato in Piazza Garibaldi), il più sacro dei fiumi, si getta nel mare laddove, mentre sbarchi una femmina si unisce ad un maschio, là fonda una città, poiché il Dio ti concede una terra Ausonia”. Quando i conquistatori arrivati alla foce dell’Apsias non videro traccia di unione carnale in atto ma, osservando attentamente tra la ricca vegetazione, notarono in località Pallantio ( l’attuale zona fortino a mare o tempietto ) una vite ( la femmina ), avviluppata ad un fico selvatico ( il maschio ), fu lì che decisero di fondare la prima polis greca in Calabria dandole il nome di Rhegion.

Sin dalla fondazione, fu chiamata Rhegion (frattura) volendo significare la separazione violenta, della Sicilia dal Continente, avvenuta, secondo i geologi, oltre 65.000.000 di anni prima, quando l’isola iniziò ad allontanarsi dalla terra ferma, secondo la nota teoria della deriva dei continenti.

Alcuni ritengono, che questo termine greco derivi, forse, dalla preesistente radice indoeuropea “reg”, ovvero primato perché, in riferimento alla         Oracolo di Apollo            posizione spettacolare sull’incontro dei due mari, indica dunque il primato geografico sulla penisola Italica.

L’antica foce del Calopinace con il promontorio di punta Calamizzi d’altro canto inspirò a Teucidide la definizione di “Acroterio d’Italia” per il suo protendersi verso la Sicilia, quasi a volersi ricongiungersi.

Reggio divenne così una delle città tra le più famose e potenti della Magna Grecia estendendosi dal fiume Metauro  a nord, fino alle attuali Melito e Amendolea a sud..

  Nel corso del VI secolo a.C. Reggio fu governata dal legislatore Caronda di Catania, di cui adottò le leggi che erano improntate su criteri di equità e giustizia. Tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo a.C. Reggio era già una città di una certa importanza come è dimostrato dai numerosi ritrovamenti di edifici civili e religiosi, e si andava sviluppando parallelamente alla costa, protetta da quelle mura i cui resti sono tuttora visibili sul lungomare.(vedi foto)

L’intenzione dei fondatori era, infatti, quella di sfruttare la posizione all’interno delle rotte commerciali del Mediterraneo garantendosi il dominio sullo Stretto di Messina con l’obbiettivo strategico e militare dei mari Ionio e Tirreno e di conquistare di conseguenza una supremazia commerciale nei confronti sia dei cartaginesi che degli etruschi.

Nella città Reggina dal 494 a.C. al 476 a.C si affermò il governo del tiranno Anassila di stirpe Messenica  che conquistò prima Zancle che rifondò dandole il nome di Messena . Fortificò Scilla rafforzando così il dominio sugli scambi commerciali dello Stretto , unì, inoltre, in un unico Stato le due città assicurandosi

                                                                   Uno dei ritrovamento nell’area Griso-Laboccetta ilcontrollo militare dello stretto.

Con Leofonte, primogenito di Anassila, terminò nel 461 a.C. il regime tirannico della famiglia e venne restaurato il governo democratico con il dominio, però, di Messina su Reggio.

La ricerca archeologica, a causa delle calamità naturali, guerre  e conseguenti ricostruzioni, non ci consente di conoscere la struttura della città nei primi secoli di vita intorno all' VIII - VII secolo a.C.

Materiale molto interessante è stato ritrovato negli scavi nell' area denominata Griso-Laboccetta(vedi foto), dai nomi dei proprietari, in pieno centro storico della città tra la via Torrione e la via Aschenez.

Probabilmente in questo sito erano stati edificati templi a Zeus ed Hera.

Il perimetro della città era delimitato a nord dal torrente S. Lucia, ad ovest dal mare, a sud dal torrente Calopinace ed infine ad est dalla collina del Trabocchetto.

Le necropoli erano situate fuori dalle mura della città, probabilmente, in aree limitrofe all'attuale museo archeologico.

L'economia della città era basata prevalentemente sul commercio marittimo, sull'agricoltura e la pastorizia, oltre che sull' attività artigianale per la produzione di terracotte artistiche e architettoniche, ceramiche e bronzistica.

Si ricordano i nomi di scultori del bronzo che operarono a Reggio quali Klearkos e Pytagoras autore di statue di atleti collocate in Olimpia verso la prima metà V secolo a.C., Glauco autore di un opera , Theogeus tra i primi commentatori di Omero alla fine del VI secolo a.C., filosofi pitagorici e legislatori.

A Reggio, in quel periodo, nacque una scuola di scultura che ebbe tra le sue fila uno dei massimi esponenti del dopo Fidia:

-Clearco, discepolo di Eurichio di Corinto, fu il fondatore della scuola. Le sue opere erano così note ed apprezzate da essere ospitate anche nei più importanti templi della Grecia. Pausania gli attribuisce una statua di bronzo, rappresentante Zeus Hypatos, conservata nel tempio di Atena calcica a Sparta. La particolarità di quest’opera sta nel fatto che la statua non è fusa in un unico pezzo, ma è costituita da tanti pezzi in bronzo inchiodati fra di loro, tecnica di lavorazione tanto arcaica da far affermare allo stesso Pausania che la statua di Clearco fosse la più antica opera realizzata in bronzo.

- Pitagora reggino, discepolo di Clearco, è annoverato tra i primi cinque maggiori scultori ellenici del dopo Fidia. Realizzò molte opere in tante polis da Atene a Siracusa. Fu il primo a tenere in considerazione la preparazione dell’estate e ad aver molta cura di particolari come capelli, arterie e vene. Le caratteristiche della sua arte, descritte dai più rinomati studiosi greci e latini, gli hanno fatto attribuire molti capolavori e supportano la tesi di molti studiosi contemporanei che lo annoverano come il più probabile autore dei Bronzi di Riace. Tra le altre opere ricordiamo le statue dell’atleta Astilo e del corridore Imnesco, Eutimo, Lentisco, Cratillo Mantineo, il bronzo raffigurante il Toro che trasportava Europa, figlia di Agenore, la testa di Perseo, conservata al museo di Londra, e la statua dell’ Auriga di Delfi, commissionata da Anassilao.

  Il movimento pitagorico, oltre che artistico e filosofo, fu anche un movimento politico che appoggiava i governi aristocratici, per questo, quando cominciò ad affermarsi la corrente democratica, i pitagorici furono cacciati da Crotone e si spostarono nelle altre polis greche.

  A Reggio,inoltre, al tempo della tirannide di Anassila,  la scuola pitagorica  portò la città a primeggiare tra tutte le altre  della Magna Grecia. Si ricordano:

- Pitone, vissuto al tempo del tiranno siracusano Dionigi;

- Ippone, accusato di ateismo da Aristotele;

- Ippi oratore, poeta e primo storico dell’occidente greco, autore di una storia sulla Sicilia, di un trattato sulle origini italiche e di tre libri di dicerie oziose.

- Astilo, autore di precetti morali.

- Toagene, nato in una data imprecisata tra il 529 a.C. e il 522 a.C., fu il primo esegeta dell’Odissea.

 Fu patria, fra gli altri, dello storico Glauco, del pittore Silace e soprattutto del poeta Ibico considerato dagli antichi uno dei lirici più illustri per il quale i reggini innalzarono un monumento funebre descritto, forse, dalla poetessa locrese  Nosside. La morte di Anassila seguita dal consolidamento della potenza siracusana, segnò l’inizio di una lenta decadenza della città.

Citava Strabone storico e geografo vissuto nel I secolo a.C. e il I d.C. : " Grandissima fu sempre la potenza della città di Reggio, che ebbe sotto il suo controllo molte città vicine, fu sempre baluardo contro la Sicilia e diede al mondo uomini illustri e virtù politiche per dottrina”.

Nel 336 a.C. il tiranno siracusano Dionisio il vecchio distrusse Reggio e trasse in schiavitù gli abitanti. La città venne ricostruita da suo figlio Dionisio il Giovane con il nome di Febea ( città del sole ), consacrandola ad Apollo.

Tra le poche testimonianze sopravvissute fini ai giorni nostri esiste ancora un tratto sul lungomare ed un altro nella collina degli angeli in località Trabocchetto (Parco archeologico Trabocchetto).Le mura risalgono al IV secolo a.C. , farebbero parte della ricostruzione operata  da Dionisio il Giovane e

Mura Greche – Via Marina   sono costituite da due file parallele di grossi blocchi di arenaria tenera.

   Fuori dalla Calabria molti ignorano, ancora oggi, la presenza dei Greci nella nostra città e che furono i naturali discendenti di quei Greci che, nell’ VIII secolo a.C., fondarono la colonia Calcidese sulla sponda continentale dello stretto.

Se sfogliamo l’elenco dei numeri telefonici, ci accorgiamo che molti cognomi dei cittadini di Reggio sono di origine greca e vivono nei rioni di Sbarre, via Pio XI, Gebbione e S. Giorgio Extra.

 Ricorrenti sono i cognomi di Romeo, Nucera, Condemi,  Foti ecc

 

 

 

 

 

 

 

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