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BORBONI
XX° SECOLO

BORBONI

Il sec. XVIII fu tra i più tristi per i Reggini. Si registrarono: una inondazione del Calopinace nel 1742, varie epidemie (tra le quali la peste dei 1743, che uccise 3.625 su 14.570 abitanti) e la carestia nel 1764, tanto che Domenico Sestini, viaggiatore fiorentino, nel 1777 osservò che la città era poco popolata e povera, mentre trovava ubertose le vicine campagne.

La città settecentesca, prima del catastrofico terremoto del 1783, era essenzialmente insediata nell’area della primitiva città greca con la differenza dell’improvviso sprofondamento della Punta di Calamizzi.

All’ esterno delle mura c’erano i conventi della Consolazione, di S. Francesco di Paola, S.Francesco di Assisi e la chiesa di S. Paolo, in stile barocco.

Il rovinoso terremoto del 1783.Purtroppo nel 1743 Reggio fu colpita da un'epidemia di peste che ne decimò la popolazione, e nel 1783 fu in parte distrutta dall'ennesimo terremoto, eventi traumatici che intaccarono la stabilità economica e incisero negativamente sull'andamento demografico.

Intanto nel 1759, agli spagnoli erano succeduti i Borboni, sotto il cui dominio la città iniziò la sua lenta ripresa e fu riedificata  con un impianto urbanistico moderno che ne favorì lo sviluppo. Con la ricostruzione, fu fondato un ginnasio con 4 cattedre, una biblioteca e un collegio per orfane.

La gestione dei lavori per la ricostruzione della città a seguito del devastante terremoto, finanziati con i fondi provenienti dall’incameramento dei beni ecclesiastici, venne affidata ad una Giunta denominata “ Cassa Sacra “, operante a Catanzaro.

A Reggio venne incaricato di progettare una vera e propria ricostruzione della città l’ing. Giovanbattista Mari, il cui piano approvato dal Consiglio Comunale, comportava notevoli stravolgimenti dell’antico assetto della città. La nuova forma si presentava come una scacchiera, con un nuovo asse rettilineo, il Corso, e una serie di assi longitudinali rettilinei sui diversi livelli altimetrici, intersecati da assi secondari paralleli da monte a mare.

Il nuovo diretto rapporto con il mare viene risolto con la “ Palazzina”, una cortina unitaria articolata in cinque grandi isolati prospicienti il mare.

Con la proclamazione della Repubblica Partenopea del 22 gennaio 1799 avvenne la cacciata dei Borboni. La ventata di libertà durò appena sei mesi, perché a giugno i Borboni riconquistarono il potere grazie al movimento sanfedista del Cardinale Ruffo. Superata l'ondata reazionaria, il re Ferdinando tornò a Napoli il 26 giugno 1802 e la riedificazione di Reggio fu uno degli obiettivi prioritari del governo borbonico, lavoro interrotto dal 1806, per circa dieci anni, perché in questo periodo Reggio fu occupata dai Francesi.

Dalla sconfitta dei Francesi a Maiola nel 1806 Reggio diviene teatro di scontri sino all’ attribuzione del trono napoletano a Gioacchino Murat.

Durante la breve fase del governo di Gioacchino Murat alla quale seguì la conquista francese, Reggio subì un rapido processo di modernizzazione con una serie di lavori pubblici quali i ponti sui torrenti Calopinace e Annunziata, l'illuminazione a petrolio del centro storico, la costruzione del Real Teatro Borbonio e l'istituzione dei primo liceo.

Elevata a ducato del generale Oudinot, la città fu poi bombardata dalla flotta inglese nel 1810.

Con il ritorno dei Borboni (1815) Reggio riprese attivamente l'opera di ricostruzione.

Anche i Borboni dopo la restaurazione, continuarono le opere pubbliche ma era già nell’ aria il 1847 con i suggestivi richiami liberali, quando la città si sollevò subendo poi una durissima repressione.

Le idee illuministe si diffusero anche negli ambienti culturali reggini, favorendo la nascita di una loggia massonica fondata da Giuseppe Logoteta che però incise poco nel tessuto socio-politico della città a causa dell'attività di prevenzione della polizia borbonica, tesa a stroncare sul nascere ogni velleità rivoluzionaria.

Tornata ai Borboni che le riconobbero il ruolo di capoluogo di una nuova provincia calabrese, la Calabria Ultra Prima, Reggio fu teatro dei moti risorgimentali del 2 settembre 1847 .

Le idee di libertà, patriottismo, cambiamento, culminarono,infatti, in una rivolta popolare, con conseguenze tremende, perché vennero giustiziati quelli che passarono alla storia come i Martiri del 2 settembre, i nomi dei quali, tra cui il patriota Romeo Domenico, sono immortalati sulla lapide posta ai piedi della statua dell’ Italia, opera dello scultore La Russa, che la città eresse nel 1886 a ricordo di questo sacrificio, collocata oggi nell’omonima Piazza già dedicata a Vittorio Emanuele II e prima ancora al re Ferdinando I.

Il 25 Gennaio 1858 è ricordato perché per la prima volta al mondo fu stabilito un collegamento telegrafico sottomarino, tr a Reggio Calabria e Messina.

II 21 agosto 1860 Garibaldi entrò a Reggio acclamato dalla popolazione e  le ultime guarnigioni borboniche asserragliate nel Castello si arresero alle truppe garibaldine, Reggio si integrò al Regno d'Italia. e il patriota Antonio Plutino fu  nominato  governatore.

Reggio Calabria iniziava la nuova storia con una popolazione di 30.000 abitanti, che la rendevano la piu’ popolosa città calabrese.

L'antico Real Teatro Borbonio distrutto dall'ultimo terremotoNell'estate dello stesso anno Vittorio Emanuele I qui fu acclamato Re d'Italia, subito dopo la morte del padre. Sbarcato sul lungomare, il sovrano proseguì in treno per Monza. L'evento è ricordato da un cippo che è stato ricollocato nella sua originaria sistemazione, proteso sul mare.

Nel corso del Settecento, sotto il governo borbonico, si diffusero le colture specializzate del "giardino mediterraneo" (agrumi, gelso, vite, lino e ortaggi).

Lo sviluppo agricolo fu comunque favorito dall'assenza del latifondo e dalla diffusione della colonia con le piccole proprietà contadine, che incrementarono l'allevamento dei bachi e la produzione della seta grezza nelle filande per il mercato dell'esportazione.

Ben inserita nei commerci internazionali, a Reggio fiorì anche l'industria della lavorazione dell'essenza dei bergamotto (oggi DOP), che superò la produzione della seta destinata ad entrare in crisi verso la fine del secolo.

 

STORIA CONTEMPORANEA