ARABI
I sintomi di rinascita della città furono fermati, però, dai Saraceni che più volte la saccheggiarono e distrussero nel X secolo fino a quando,nel 1025 furono definitivamente scacciati. Nel 901 la città venne, infatti, occupata dai Saraceni guidati da Abu Al Abass che conquistò Reggio mettendo in catene 17.000 prigionieri. Nel 950 fu eretta una moschea. Nel 956 i Bizantini riconquistarono la città distrussero la moschea e riorganizzarono militarmente l’intera Calabria nel cosiddetto Tema di cui fu capitale Reggio, ne fecero il centro amministrativo dell’Italia Meridionale con il titolo di “ Capitale del Ducato di Calabria “ e Reggio divenne florida e popolarissima.
Ciò non servì,però,a bloccare le spinte arabe. Ad opera di Hassan, Emiro arabo, Reggio cadde nelle mani dei mori. Correva l’anno 952. Essi si stabilirono a Saracinello e Fiumara di Muro ( detta anticamente dei Mori ) e nel 1086 a Sambatello.
Per fronteggiare meglio la minaccia araba intorno al 1000 i Bizantini ampliarono il castello cittadino,la cui costruzione risale in ogni modo ad un’età più antica e fecero erigere varie fortificazioni nell’entroterra della città, edificando alcune “Kastra”, detti anche motte, di cui ricordiamo i quattro principali di Sant,Aniceto, Sant,Agata, Calanna e Cenisio.
Verso la fine del secolo decimo e per quasi metà del successivo, Reggio fu preda di nuove invasioni e occupazioni da parte dell’ emirato e si abituò a convivere con i Bizantini e i Musulmani, tanto da avere notizie, dai cronografi della edificazione di una moschea.
L’economia della città aveva avuto grande incremento per l’importazione del gelso e la cultura del baco da seta, attività produttiva che sarà rilevante per l’intera regione sino al XIX secolo.
Antiche cronache riferiscono della ricchezza della produzione agricola con la coltivazione di ulivi e viti e dei traffici marittimi per l’esportazione di prodotti verso la Sicila.
La proprietà ecclesiastica , specie quella vescovile e conventuale, sempre più rilevante, contribuiva alla crescita economica attraverso la coltivazione e la commercializzazione dei prodotti. Nel traffico marittimo si inserivano anche gli Amalfitani.
Ma i Saraceni non ebbero la forza di rimanere e vennero scacciati nel 1060 dal potente Normanno Roberto il Guiscardo. La presenza araba, nonostante non vi sia stata una stabile occupazione come accade in Sicilia, in pace e in guerra fu una costante che influenzò la storia della città per un lunghissimo periodo.
NORMANNI
Già prima della vittoria di Roberto il Guiscardo a Civita nel 1053 si ha notizia dei Normanni in Calabria. Trincerati a S. Marco Argentario (CS), di lì si spinsero più volte alla conquista della città di Reggio che avvenne sotto il comando di Ruggero, nel 1060, solo dopo diversi tentativi, a causa delle poderose fortificazioni a difese dell’abitato, sviluppato entro un’area molto ridotta a circa un terzo della città classica.
Nel 1060, quindi, Roberto il Guiscardo prese la città nominandosi egli stesso Duca di Calabria, designò la città "sede del giustizierato di Calabria", riportando la sede vescovile nell'orbita del Papa della Chiesa di Roma; risale infatti a quest'epoca l'istituzione del primo arcivescovato latino che pur lasciando sopravvivere la liturgia ortodossa, impose la gerarchia cattolica.
L'avvento
dei Normanni
segna anche a Reggio il ripristino della
giurisdizione papale,
l'imposizione dellagerarchia latina, la diffusione della
liturgia gallicana e quindi lalatinizzazione
della città (1060).latinizzazione
della città (1060). Fu costruita
una nuova cattedrale e a Terreti, a km 8 dalla città verso 1'
Aspromonte, venne eretta una basilica alla
Madre di Dio (Theotokos), del tutto distrutta nei
secoli successivi, il cui mosaico pavimentale, in parte salvato, si trova
oggi nella chiesa degli Ottimati e
i cui stucchi e colonne, in parte recuperati, sono nel Museo Nazionale. Con
l’introduzione del rito latino, la
pratica del rito bizantino a poco a poco si ridusse ad una sola
chiesa protopapale, che pertanto si
denominò "La cattolica". Un'altra sede protopapale, "S. Nicolò
la Cattolica" si trovava nella vicina S.
Agata, oggi S. Salvatore, frazione di Reggio. Il tempio,
ricostruito in altro sito, esiste tuttora ed il suo parroco si fregia del
titolo di protopapa. Tra
il X e il
XII secolo in città fiorisce una vera e
propria scuola calligrafica greca con lo stile reggino detto
"ad asso di picche" e nel 1037 vengono
trascritti gli
Ada Apostolorum.
Nel 1085, dopo aver subito un nuovo saccheggio dai Saraceni dell'emiro Benavert, Reggio diventa il ponte strategico per l'occupazione della Sicilia da parte del conte Ruggero d'Altavilla.
L’incremento delle attività commerciali, anche per la presenza di Ebrei e l’introduzione di nuove culture, portò la città ad una notevole ripresa economica tanto da far dire allo scienziato arabo Al-Idrisi nel suo “Libro di Re Ruggero del 1144 che Reggio “ è città piccola ma ben popolata, con frutti ed erbaggi in abbondanza, mercati ben provvisti e bagni frequentati , mura di pietra ed è ritrovo di viaggiatori che vanno e vengono”.
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